Intervista: Marco Accordi Rickards

Intervista: Marco Accordi Rickards

Ho avuto il piacere e l’onore di fare queste domande a Marco Accordi Rickards, che molti ricorderanno con il nome Metalmark.

1) Marco lei è presidente di AIOMI, IVDC e giornalista per diverse testate a sfondo videoludico e un insegnante nell’università di Tor Vergata a Roma. Come riesce a organizzare il tempo per dedicarsi a tutte queste attività?

È una sfida continua, di tempo, pazienza, perseveranza. In Italia stiamo ancora parlando di un settore fluido, nel quale solo chi è disposto a lavorare senza orari può ottenere risultati realmente significativi. Sinceramene, spesso mi domando come sia possibile riuscire a coordinare tutto, e la sola risposta è che amo il mio lavoro… forse anche troppo. Sono mosso dall’ideale concreto di lottare per la Cultura del Videogioco nel mio Paese, e su questo altare sto sacrificando molte parti della mia vita. Non è facile, ma spero di non dovermene mai pentire.

 

2) Molti considerano il videogioco diseducativo, anzi lo accomunano al fattore violenza. Lei è d’accordo? Secondo lei davvero il videogioco rende violento un ragazzo a tal punto che egli possa uccidere qualcun altro?

Uno strumento non è mai di per sé buono o cattivo, non ha morale; tale aspetto dipende dalle modalità di utilizzo, dal fine di fondo. Col fuoco puoi cucinare o bruciare la casa del tuo vicino! Quanto al videogioco, innumerevoli studi dimostrano ormai con certezza che non esistono correlazioni tra giochi violenti e comportamenti brutali, e che il tasso di violenza è ben al di sotto della media a cui ci abituano telegiornali e film anche in prima serata. Non è tuttavia una lotta conclusa: la dura battaglia per difendere il videogioco e il suo statuto è ancora in corso e sta a tutti noi conscious gamer, cioè “veri appassionati di videogiochi”, difendere il nostro medium preferito dagli ingiusti attacchi di cui è troppo spesso vittima. Alla fine è solo questione di tempo, di evoluzione della mentalità. “Time is always by my side”, come canterebbero gli Iron Maiden…

 

3) Come vede l’industria videoludica tra dieci anni?

Connaturata in ogni aspetto della vita quotidiana, libera da ogni pregiudizio, allacciata a ogni viatico espressivo vecchio e nuovo che sia. Nuovi saranno prodotti, penso alle finalità educative e sociali, oltre che ludiche, e la diversificazione culturale sarà una vera realtà. Per il resto, spero di essere stupito da incredibili progressi tecnologici: voglio mondi immersivi che coinvolgano tutte le dimensioni sensoriali… avete presente i ricordi registrati di Strange Days? Ecco, vorrei giocare così.

 

4) Forse molti lo vorranno sapere, ma quanto guadagna un giornalista che si occupa dei videogames?

Sarò molto sincero: non tanto. Il nostro settore, complici la crisi dell’editoria e quella globale (una combo degna del miglior beat’em up), è pesantemente regredito. Vent’anni fa si guadagnava molto più di adesso, e in più la vita costava di meno. Che significa? Che, oggi come oggi, sono pochi a poter vivere di giornalismo videoludico e che, comunque, non si tratta di una vita nel lusso. Ma sapete una cosa? Ritengo questo lavoro così bello e appagante che non ne vorrei uno più ordinario nemmeno per il triplo dello stipendio. Andare a letto domenica sera essendo felici che cominci una nuova settimana non ha prezzo. E non è la pubblicità di una dannata carta di credito!

 

5) Cosa l’ha spinta a scegliere questa professione?

La passione. Mi avviavo a diventare un avvocato penalista quando, a un tratto, ricevetti un’offerta da Play Press per entrare full time come redattore di videogiochi. Non esitai un solo istante. Mollai tutto e mi gettai a capofitto nella mia nuova vita. Anche nei momenti più bui (e vi assicuro che ci sono stati) di questi dieci anni di carriera, non ho mai dubitato della mia scelta. Io amo il diritto penale, ma il Videogioco… è la mia vita. Da sempre.

 

6) Recentemente ha pubblicato il libro “Le professioni del Videogioco”, che spiega la crescita del mercato nonostante la crisi economico finanziaria e illustra le diverse professioni che un appassionato potrebbe intraprendere. Crede che in Italia ci siano valide Software House capaci di dare lavoro ai giovani? Quale consiglio vorrebbe dare ai giovani che vogliono entrare in questo mondo?

In Italia abbiamo avuto per lunghi anni un vuoto strutturale e formativo, tuttavia nuove realtà stanno emergendo e la possibilità di mettersi in mostra ed essere creativi è paradossalmente elevata; le software house italiane esistono e, pur se ancora abbastanza piccole come aziende, sono assai dinamiche, quindi consiglio ai giovani di buttarsi, magari dopo un corso di specializzazione a riguardo (ne stanno nascendo di diversi in Italia), di lavorare sodo e come se non ci fosse un domani: questo fa la differenza. Sempre. Teniamo inoltre presente che i developer italiani si sono da poco riuniti in un gruppo di filiera in Confindustria, sotto Assoknowledge. È un importante segnale che non va trascurato.

Di seguito metto i link dei relativi siti che comprendono il lavoro di Metalmark
http://www.aiomi.it/

http://www.komix.it/tunue/page.php?idArt=8720

 

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  1. […] del videogioco.  Scritto da Marco Accordi Rickards (il link dell’intervista lo trovate qui) e Paola Frignani è una guida per chi volesse introdursi nel campo del videogioco. Sono trattati […]



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