La storia di un ricordo

Ogni sera è come se una parte di me stesse morendo di solitudine. Una morte lenta e piena di agonia… Il pensiero altro non è che un collegamento elettronico nel nostro cervello, come in un computer. Noi siamo delle macchine, biologiche, ma pur sempre delle semplici macchine. Io sento spegnermi sempre di più ogni giorno e i ricordi diventano sempre più vaghi. Una fitta nebbia sta ricoprendo le strade che portano alle immagini del mio passato e anche se all’inizio finisci per soffrirne, dopo un po’ capisci che forse non ricordare è la cosa migliore del mondo.
Questa lettera la sto scrivendo con quel poco di barlume che mi rimane, una briciola della memoria a lungo termine. La speranza è quella di morire dormendo, sognando quelle persone a me care di cui adesso non ricordo nemmeno il volto. Che tristezza, la vita è una delusione dopo un’altra, almeno per me. Forse, anzi, sicuramente qualcuno di voi starà con la sua amata a scopare e a divertirsi, senza pensare troppo al domani e con la possibilità di ricordare. Tenetevi per voi queste cose però, non voglio sentirvi. Beh, a pensarci, non potreste dire niente, visto che siete dei semplici lettori dietro al freddo schermo di un monitor LCD. Non mi dite che avete ancora gli schermi CRT, che personaggi che siete.
Il ricordo più vivo che mi pervade il corpo in questo momento è quello della mia prima scopata. Un momento indimenticabile, anche se poi quella puttana mi contagiò con le piattole. Beh, cosa potrei aspettarmi da una prostituta. “Il vero uomo non si compra le donne” mi dicevano tutti, ma che cazzo ne sanno loro di cosa fa un vero uomo e cosa fa un finto uomo? Che capacità usano? Comprare dei regali alla propria donna pur di andarci al letto non è la stessa cosa? Ah, no, con i regali spendi molto di più. Beh, in ogni caso, ricordo questa bella donna che si trastullava con il mio gingillo, mentre io ero totalmente incapace di dire una parola. Ricordo ancora quella sensazione di completo abbandono. Peccato che poi non ricorderò neanche questo momento.
L’altro momento che mi ricordo è la mia prima sbronza. Con della birra scaduta e aperta da giorni. Io e altre persone di cui non ricordo il nome, sapete, sto dimenticando le cose, abbiamo bevuto circa 5 litri di birra a testa e dopo una ventina di minuti qualcuno ci trovo sul balcone a rotolarci e a morderci a vicenda. Una scena raccapricciante, sono felice di doverla dimenticarla. Dopo il nostro rotolamento, però, ricordo che vomitai nella vasca da bagno del mio amico e quella scena non la vorrei dimenticare mai. Insomma, quanti di voi hanno vomitato nella vasca da bagno?
Ricordo bene quando presi fuoco, per puro gusto, senza una vera motivazione. Perché poi? Bah, che importa. Tanto il ricordo più vivo è quello delle fiamme che mi avvolgono completamente e dei miei amici che tentano di spegnermi a suon di calci… ero per terra ed era l’unico modo, buttare la terra sul povero malcapitato. O quella volta in cui corsi in mutande per la strada, perché mi andava di farlo. Le macchine non mi cagavano, fino a che non mi tolsi le mutande. Dopo aver percorso circa un kilometro con il coso ciondolante da fuori una macchina si fermo un po’ più avanti e allora capii che era meglio smetterla.
Sicuramente il ricordo migliore è l’entrata nel museo con una pistola di plastica, o di ferro, boh….
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