Django Unchained

Quentin Tarantino è sicuramente un regista molto eclettico, ma nonostante tutto è sempre facile riconoscere la sua mano nelle varie opere. Da anni egli ci ha regalato dei film che in breve tempo sono diventati dei veri e propri cult movie da guardare più volte senza mai stancarsi. Naturalmente visto che è un blog personale posso dire tranquillamente che alcuni film mi sono piaciuti poco, ma di questo ne parleremo in un prossimo post, che magari sarà più adatto a questo tipo di critica. Oggi leggerete la mia personale opinione riguardante l’ultimo film di Tarantino, Django (la “D” è muta) Unchained.

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Il nome Django è un omaggio a quel  celebre film di Sergio Corbucci che ha modellato un po’ l’immaginario del cowboy. Nel nuovo film è presente anche Franco Nero, ma solo in un brevissimo cameo (i fan del genere spaghetti western saranno estasiati da questa notizia). Django (la “D” rimane sempre muta) Unchained narra le vicende di uno schiavo di colore che per appunto prende il nome Django. Egli è uno schiavo, ma in seguito diventa libero e fa amicizia con un cacciatore di taglie tedesco, King Shultz (Christoph Waltz). Anche Django (Jamie Foxx) prende la via del cacciatore di taglie, ma il suo reale interesse è  quello di ricongiungersi con la sua moglie Broomhilda (Kerry Washington), tenuta in schiavitù in un luogo chiamato Candyland. Durante la stagione invernale i due amici cacciano i vari malviventi e accumulano il denaro, ma con lo sciogliersi di queste decidono di fare una visita al signor Candie (Leonardo Di Caprio). Nella villa di Candyland il duo incontra uno schiavo di colore diventato molto autoritario e per certi versi tanto leccaculo del signor Candie, Stephen (Samuel L. Jackson). Quest’ultimo capisce l’intento dei due  e avverte il suo padrone, che inscena una scenetta per far sborsare ai due 12 mila dollari per la donna. Il resto del film non lo racconto, ho già detto troppo. Passiamo piuttosto al reparto tecnico e alle mie opinioni.

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Inizio con dire che il cast scelto per il film è veramente di altissimo livello e la bravura dei personaggi la si scorge lontano un miglio. Leonardo Di Caprio, che ho odiato nel film Titanic, qui (come anche in altri film precedenti) ha mostrato una dote recitativa non indifferente, che si scatena proprio  durante il dialogo contrattuale per riscattare la moglie di Django. Jamie Foxx inutile dirlo ha recitato anche lui divinamente la sua parte del buon cavaliere senza macchia né paura. Un applauso va a Samuel L. Jackson che ha reso credibile (anche fin troppo) la sua performance, immedesimandosi in un personaggio bastardo e losco. Per il resto la recitazione si attesta su un ottima scala e guardare il film è un piacere sublime.

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Questo piacere naturalmente è reso possibile anche grazie ad una regia di Tarantino, che non tradisce mai. Alcune scene sono un qualcosa di orgasmico e il primo piano di Django verso la fine del film potrebbe diventare un nuovo meme in brevissimo tempo. Anche i paesaggi in landscape sono di ottima fattura e viene la voglia di tuffarsi nelle terre Texane per vivere un’avventura alla Red Dead Redemption (nomino quello per via delle esplorazioni in quelle terre). Durante le scene di combattimento si inizia a vedere proprio la mano calcata di Tarantino, che come al solito rende tali scene cruenti come pochi altri registi. Le armi da fuoco echeggiano e il sangue sgorga delle varie ferite a spruzzi regolari (uno sparo=uno spruzzo) quasi a voler dire “sono pur sempre io, cosa vi aspettavate”. Nominare Alexandre Dumas in questo film rivolgendosi a Leonardo Di Caprio è sicuramente un omaggio al film “La maschera di  ferro”, con protagonista appunto Di  Caprio. La fotografia del film è davvero ottima, merito di Robert Richardson, che ci ricorda sempre che è un film Western, ma girato in tempi nostri. La colonna sonora poi è un altro paio di maniche e si attesta sui livelli altissimi. Tra i brani di RZA (componente del Wu Tang Clan) e dei classici di Ennio Morricone sembra di non annoiarsi mai. Ogni brano è stato messo al posto giusto in modo tale da rendere la visione ancora più avvincente e imprigionando lo spettatore in una gabbia cinematografica dalla quale non si ha voglia di uscire.

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Il film è sicuramente un inno alla liberazione delle persone di colore, oppresse dalla supremazia dell’uomo bianco, che ha deturpato il popolo fino a poco tempo fa. Come il film Bastardi senza Gloria, questo vuole essere un film della rivincita di un popolo oppresso e a quanto pare un terzo film andrà a comporre il terzo e l’ultimo film della trilogia di questo filone di film. Personalmente l’emozione durante le scene di combattimento era tanta, ma il pathos maggiore era proprio durante il discorso di Di Caprio. La sceneggiatura convincente e le interpretazioni ottime hanno creato un film che entrerà a breve in categoria CULT. Tarantino è un regista che continua a regalarci delle emozioni durante i suoi film e io sono rimasto soddisfatto da questa pellicola. Attendo con ansia di un ragazzino il terzo film e spero che sarà all’altezza dei primi due.

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